Il nome Ronja l'ho preso da un bellissimo libro della scrittrice svedese Astrid Lindgren (la stessa di Pippi Calzelunghe e Emil) che scrisse Ronja, la figlia del brigante.
Il libro racconta come, in una compagnia di briganti, un giorno nacque una bambina cui fu imposto il nome Ronja. Il padre le raccomanda di stare attenta a tutto, a non finire nei torrenti, a non cadere dalle rocce e così via, ma Ronja si allena a non avere paura. Salta tra i ciottoli dei torrenti per imparare a non caderci dentro, si arrampica per capire dove sono gli appigli migliori, e così via. Impara a non avere paura.
Anche in questa fiaba del Parco il folletto Ronja in un certo senso insegna a Matteo a non avere paura. Lo trova piagnucolante e gli propone subito un'avventura, lo sprona a darsi una mossa anzichè piangersi addosso. Lo aiuta a capire come ci si comporta nel Parco, è una maestra che insegna senza parlare.
Una fiaba e un'amicizia tra il bambino Matteo e il folletto Ronja per far scoprire ai più piccoli animali, fiori, tradizioni del Parco nazionale dello Stelvio, settore trentino.
mercoledì 26 ottobre 2011
lunedì 17 ottobre 2011
L'ECOMUSEO PICCOLO MONDO ALPINO E LA LINUM NEL LIBRO MATTEO E RONJA NEL PARCO NAZIONALE DELLO STELVIO
Nel libro Matteo e Ronja nel Parco nazionale dello Stelvio sono citati anche l'ecomuseo Piccolo Mondo alpino della val di Peio e l'associazione di ricerca etnografica Linum (Lavorare insieme per narrare gli usi della montagna).
Il folletto Ronja cerca di spiegare a Matteo che cosa sono queste realtà e di cosa si occupano, un accenno perchè per l'appunto Matteo è solo un bambino e inoltre si tratta di una fiaba.
Per sapere tutto su queste realtà ecco un link interessante:
http://www.linumpeio.it/home.html
e trovate una pagina fan dell'ecomuseo su Facebook
nb: il fiore blu è della pianta del lino (Linum è lino in latino)
GIACOMO MATTEOTTI NEL LIBRO MATTEO E RONJA NEL PARCO NAZIONALE DELLO STELVIO
Giacomo Matteotti era un uomo politico italiano, socialista, ucciso da sicari fascisti per aver denunciato dei brogli nelle elezioni del 1924. Il nonno di Matteotti era originario del paese di Comasine, in val di Peio e si fa cenno a questo politico e al suo sacrificio nel libro.
Naturalmente, essendo una fiaba per bambini, se ne fa solamente cenno, aggiungendo che proprio a Comasine è presente un Circolo che cerca di ricordarne la figura.
Ogni anno a Comasine, dove esiste ancora la casa dei nonni, viene commemorata ufficialmente la figura di Matteotti, per non dimenticare.
venerdì 14 ottobre 2011
mercoledì 5 ottobre 2011
COSA VEDONO MATTEO E RONJA NEL PARCO NAZIONALE DELLO STELVIO-LA CHIESETTA DI PEGAIA
Dopo la val di Rabbi, Matteo e Ronja visitano la valle di Peio. Tra i vari itinerari che scoprono, verso la fine del viaggio nella “Valletta” (così viene chiamata dai locali) vedono la misteriosa chiesetta di Pegaia.
Vi propongo un articolo scritto da me sulla chiesetta, eccolo qui:
COGOLO- È l’unica testimonianza rimasta di un antico borgo chiamato Pegaia scomparso da secoli per ragioni che tuttora rimangono ignote. La piccola chiesa dedicata a san Bartolomeo in località Pegaia a Cogolo conserva intatti i segreti di questo luogo e fu considerata un piccolo baluardo alla speranza da coloro che vissero nei tempi addietro. Il primo mistero della chiesetta è la sua origine, comunque anteriore alla distruzione del villaggio, del quale non si sa più nulla dal 1.300 circa; con il centro abitato infatti furono sepolti per sempre anche i documenti relativi alla chiesa, all’ordinamento del paese e tutto ciò che avrebbe potuto consentire di comporre un quadro più completo su Pegaia. Qualcuno fa risalire la chiesa al 1.200, opera realizzata da minatori medievali ed infatti nella zona esistevano delle miniere, per altri si trattava di una cappella di un ospizio per i viandanti che transitavano verso il Montozzo, la Sforzellina, la Forcola e il Cercen verso Rabbi. L’unico dato certo è la data di consacrazione, avvenuta il 22 agosto del 1512 da parte del vescovo Michele Jorba, suffraganeo di Trento. Altra certezza è che la chiesa fu l’unico edificio a salvarsi da una terribile tragedia che cancellò Pegaia e la sua gente dalla faccia della Terra: una circostanza resa possibile dalla sua ubicazione. Sembra infatti che il paese si trovasse di là del Noce mentre invece la chiesa era sul lato opposto e per questo venne risparmiata. Da quella strada, come spiega il parroco don Piergiorgio Malacarne, si poteva giungere fino a Peio, un passaggio scandito anche dagli affreschi raffiguranti San Cristoforo sulla chiesa dei santi Filippo e Giacomo a Cogolo, di Pegaia e di San Giorgio a Peio paese. San Cristoforo era infatti una presenza confortante per la gente di un tempo che credeva che sarebbe stata protetta per tutto il giorno se cominciava un viaggio o un’attività passando sotto il suo sguardo benevolo. Un altro mistero riguarda la fine degli abitanti del luogo: dal XIV secolo circa scompare ogni traccia del paese e non vi sono documenti che attestino una presenza nei secoli successivi. Si pensa che un incendio, una frana o un’alluvione possa aver distrutto l’insediamento, ma alcuni di quegli abitanti non sono svaniti del tutto: sono i “morti di Pegaia”, una ventina di corpi racchiusi dal muro di cinta della chiesa, sepolti proprio sotto i piedi di chi la visita, dove un crocifisso ed un’iscrizione li ricordano. Riposano lì da secoli, nella terra di un paese andato perduto. Unica testimone di quanto accadde alla popolazione è proprio la piccola, muta chiesetta. Proprio perché sopravvissuta al disastro, in seguito la chiesa fu probabilmente considerata un luogo da cui trarre speranza per il futuro, in particolare da coloro che vissero la peste del 1630. Tra i graffiti della chiesa uno recita infatti “Eremo circondati da la peste santo Roco ne guardi”, con riferimento al santo patrono degli appestati. La gente, come sostiene anche il parroco, con ogni probabilità si recava alla chiesetta di Pegaia pregando di essere risparmiata dal contagio. Oggi la chiesa è utilizzata per celebrare l’inizio dell’anno scolastico e l’idea di don Malacarne era di farne una cappella con un piccolo porticato a servizio del vicino e nuovo cimitero di Cogolo, oltre ad elettrificare la campanella, ipotesi che per il momento rimangono tali. Interessata nel corso dei secoli da rifacimenti, ampliamenti ed interventi per proteggerla dalle piene del Noce, la chiesetta di Pegaia forse custodirà per sempre i suoi segreti.
giovedì 29 settembre 2011
COSA VEDONO MATTEO E RONJA NEL PARCO NAZIONALE DELLO STELVIO SETTORE TRENTINO-SCALINATA LARICI MONUMENTALI
In val di Rabbi, in Trentino, Matteo e Ronja scoprono un itinerario suggestivo: La scalinata dei larici monumentali.
La scalinata dei larici monumentali è un percorso in val Saent che permette di scoprire molti larici antichi e soprattutto particolari per le loro forme, da "Grande Piede" con una base larga ad uno che sembra un dinosauro.
Proprio su quest'ultimo si concentra l'attenzione di Matteo, che crede, per un attimo, che i dinosauri non si siano realmente estinti, come raccontano a scuola, ma vivano in quella valle misteriosa. Sarà il folletto Ronja a spiegargli che si tratta, in realtà, del profilo di un albero.
La scalinata dei larici monumentali è un itinerario bellissimo e affascinante, ma anche impegnativo. Per vedere i vari alberi e leggere i pannelli che li illustrano serviranno alcune ore.
Matteo e Ronja riescono a vedere molte cose della valle, in poco tempo, perchè calzano scarponcini speciali che accorciano i tempi di percorrenza.
martedì 27 settembre 2011
ALESSIO E I DISEGNI DI MATTEO E RONJA NEL PARCO NAZIONALE DELLO STELVIO, SETTORE TRENTINO
Questo qui sopra è Alessio, il mio nipotino (la foto è di due anni fa, adesso è un pò più grandicello) che mi ha aiutato a realizzare il libro "Matteo e Ronja nel Parco nazionale dello Stelvio-settore trentino".
Alessio è nato nel 2002 ed ha festeggiato in questi giorni i suoi nove anni, è quindi un pò più grande di Matteo, il protagonista del libro, che frequenta la prima elementare.
In "Matteo e Ronja nel Parco nazionale dello Stelvio, settore trentino" Alessio ha curato tutti i disegni interni creando anche figure che s'ispirano a ciò che è narrato in quella parte del libro e disegnando il folletto Ronja vestita proprio come è descritta.
Uno dei disegni l'ho poi scelto per la copertina del libro, così da far comprendere subito che si tratta di una fiaba per bambini. Insomma è lui il mio "co-autore" e lo ringrazio davvero tanto.
Visitate la pagina Facebook dedicata al libro (cliccate l'icona di Facebook su questo blog per raggiungerla) per vedere i disegni di Alessio.
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